lunedì 22 luglio 2013

Collacchitarraimmano

Cucinare
a torso nudo
caponata,
accompagnato
dalla filodiffusione
e dall'ascella
sudata.
Acerto 
cappuero
melanzina
zucchiero
pepperonni
cipollo
sedeno
olivia
e ci metto
pure due zuccotti
così per far:
L'abbondanza
agrodolcia
pervicace
spinzillacchera
la narice
sfrigola
la cervice
e la voglia 
d'amar.
E intanto le storie di ieri
rincorrono i pensieri
sui levrieri
delle palpebre calanti
di cantanti genovesi
e le mie labbra a culo
fischiano stonate
serenate maltesi
per fianchi scoscesi,
seni bianchi accesi.
firu-
firu-
firulà.
Totocalcio
Totò Schillaci
Totò Di Natale
Toto Riina
Todomodo
tutto tondo
tutto il mondo
canta Toto 
Cutugno Totò
eterno secondo:
lasciatemi conservare
la melenzana in vetro,
sono un italiano,
un italiano vero.


mercoledì 3 luglio 2013

Il salvadanaio fra le gambe


Santo Stefano al mare è uno di quei piccoli paesi aggrappati sull'Aurelia; un tirabaci sulle labbra di pietra della Riviera di Ponente. Più un herpes, ad essere sinceri. Da piccolo ci andavo in vacanza, a giugno, subito dopo le scuole. Mio nonno ci aveva comprato un alloggio e i suoi figli se lo dividevano, durante le vacanze estive, colonizzandolo per qualche settimana a testa. 
Vent'anni fa il mondo era incredibilmente più grande, ma ogni posto era più vicino: tutto ciò che esisteva stava dentro l'orizzonte dello sguardo, ma era irraggiungibile. La Nigeria era il canneto sotto al balcone. La Jungla tropicale era l'orto del signor Armando - appena dopo l'arco basso, venato di serpenti-rampicanti. Nella Jungla ci sono pidocchi, felci, basilici, gatti neri, gatti marroni, gatti maculati, albicocche e le zucchine trombetta; che la mamma taglia col machete e fa andare col pomodoro. E sono buone, più buone delle zucchine normali, perché vengono dalla Jungla. Forse è per via che ci pisciano su le scimmie gorille. 

Poi c'era il muro con le caccole appiccicate. Caccole gigantesche, di elefante. Probabilmente è andata che un nero della Nigeria, arrivando dal canneto con una cesta di pepe in testa, ha fatto starnutire il suo elefante, e allora il muro è ancora tutto umido e verde. 
Poi c'era il balcone arancione dove Lucio Dalla cantava "Attenti al lupo! Owanciugadda-oh-oh-oh-ohooo-oh!" e la mamma si metteva lo smalto rosa sulle dita storte dei piedi.
Ma la cosa più importante dell'alloggio al mare, è che c'è cortiletto. 

Il cortiletto è oggi, nella realtà dei fatti, una decina di metri quadri di spazio piastrellato in piano e all'aperto; un trapezio arancione le cui basi danno una verso la porta d'ingresso del condominio, l'altra verso un muretto che lo separa dalla strada. Ma vent'anni fa era una distesa di campi da gioco divisi da linee immaginarie che, dalle 7 alle 11 di sera, ospitava gare internazionali di biglie, bocce, palla, a-s-i-n-o, schiaccia sette, schiaccia cinque, strega tocca color, lupo mangiafrutta, salto della pulce, ratto della Barbie, ce l'hai e qualsiasi altro sport incluso nelle olimpiadi dell'infanzia. Nel periodo estivo, la sera dopo cena, il cortiletto cadeva sotto il dominio di una mafia di bambini dagli zero ai dodici anni. Un'organizzazione parallela allo stato dalla quale chiunque avesse raggiunto la pubertà era bandito per sempre. La peluria sul labbro superiore era il marchio vergognoso dell'infamia.
Se devo dire la verità - e non sono tenuto a farlo - non ricordo quasi più nulla di quei giochi. Forse non si possono raccontare come si raccontano delle partite o dei match fra adulti che si ritrovano per caso a svolgere le loro attività ricreative fianco a fianco, in un medesimo spazio. Forse bisognerebbe immaginarsi, più che altro, un habitat non dissimile dalla barriera corallina; dove pesci sgargianti e guerrieri convivono senza mordersi nella stessa nicchia ecologica con altri esemplari dalla livrea differente. Ma appena il loro sguardo tondo e amplificato di pesce cade su una macchia di colori speculari a quelli delle loro squame, ecco che iniziano inseguimenti furibondi e baruffe e morsi e pinnate e "qua c'ero prima io". L'unico problema è che i bambini cambiano colori ogni istante; perciò non si potrà mai prevedere tra chi e per cosa si accenderà una nuova lotta, sfida, gioco, corsa a perdifiato, coppino, colpo di tacco, urlo, capriccio, goal.

Oppure, mi viene in mente una certa Napoli delle novelle di Boccaccio, o del Candelaio di Bruno: un vertiginoso caleidoscopio di forme di vita brulicanti, guardando dentro al quale si può veder mutare in un baleno il proprio amante in una testa di morto e, l'attimo dopo, questa in una pianta di basilico; una ruota della fortuna dove il leone che aveva azzannato l'asino, il turno successivo, si trova un cazzo equino in culo.
Solo in quelle ragnatele di rapporti tenuti assieme da bava bambina s'impara, io credo, a fottere il prossimo e a trovarsi le tasche tagliate, a fidarsi e a tradire, ad aggregarsi e scappare. Lì, se volete, c'è il brodo primordiale della società umana.

Ma non è questo il punto.
Il punto è che nelle ultime settimane sto dormendo  da un amico, a Torino, perché per la prima volta in vita mia sto facendo qualcosa di non troppo diverso da un lavoro, e perché aspetto la gogna della tesi.
Fatto sta che stasera, dopo la doccia, ero da solo a casa e un po' triste per fatti che non devono interessarvi, e allora ho messo su "Se potessi, amore mio" di Luigi Tenco e mi sono messo a guardare giù dal balcone, a torso nudo e con i capelli sgocciolanti. Sul balcone di fronte, una donna bionda e scosciata stava sdraiata in tutta la sua considerevole e affusolata lunghezza felina. Da qualche finestra un litigio cinese echeggiava Tenco. In cielo una luce ambrata. Vola una mosca zzzztante davanti al mio naso e s'impicchia in basso verso il cortiletto e, come una macchina da presa su un carrello, il mio sguardo la segue puntare verso l'aiuola. Attorno all'isola verde si sparpaglia una manciata di bambini intenti a bambineggiarsi. Uno oscilla le braccia, una ha il cerchietto, uno è nascosto dietro un alberello, un'altro, poi, lo cerca; l'ultimo chiede: "che state facendo?". E tutto questo - tutto questo - si svolge appena oltre la mia pancia pelosa e cieca, nel mondo omertoso dei bambini, dal quale sono escluso. 


La bambina col cerchietto è bionda e credo si chiami Jessica. è arrivata a Santo Stefano già da diverse settimane, ma non ci hai mai parlato perché ti vergogni. Ha quattro anni e tu cinque: se fosse un maschio, saresti in vantaggio, ma in queste cose non funziona così. Questo, almeno, è quel che ti dice Leonardo. Leonardo, arricciandosi il codino imbiondito dal sole, dice anche che si vede che vi piacete e che dovete stare insieme. Quando gli chiedi perché, lui ti dice che è perché lui ha sette anni e lo sa. Ha vinto. Dice anche che devi andare a dire le cose dei baci.
Ma tu non sai cosa si deve dire alle bambine bionde col cerchietto, e poi in ogni caso ti vergogni perché sul balcone c'è la mamma che guarda giù e quindi non si può, con la mamma che guarda giù, corteggiare le bambine bionde - con o senza cerchietto. 
Allora Leonardo dice che ti devi sbrigare perché lei se ne va via tra due giorni e domani sera magari non c'è neanche più, e poi c'è anche Silvio che vuole dirle dei baci. Ti giri livido e vedi Silvio che gira intorno su se stesso come un sufi ubriaco attorniato da bambini sinceramente colpiti dalla sua arte performativa. No, non puoi lasciare la bambina col cerchietto (ma si chiamava Jessica o Stefania?) a quella caciotta fetecchia di Silvio. Come cazzo fai a chiamarti Silvio a cinque anni? e poi a girare in tondo sono capaci tutti: è stare in piedi dopo - Silvio - è stare in piedi e pestare la monetina, dopo, che nessuno ci riesce mai.
E allora in un impeto di orgoglio dici a Leonardo di andarle a parlare per te, di portarla dall'altro lato del condominio, dove c'è il muro con le caccole d'elefante, lontano da occhi indiscreti. Lì le dirai dei baci.
Leonardo annuisce, azzurro e vispo negli occhi, agile e olivastro nel corpo maculato di spellature. Lo osservi andare verso la bambina bionda e destare stupore tra le sue ancelle bionde (ma meno bionde) per aver infranto la regola di separazione maschi/femmine al di fuori dei giochi condivisi. Si presenta energicamente, indica dalla tua parte e poi in direzione del muro delle caccole. In quell'istante, per un solo istante, i tuoi occhi bambini incrociano gli occhi bambini azzurri della bambina col cerchietto. Il nome di quella cosa che ti morde la pancia lo sapevano forse i sumeri, ma sicuramente non è mai stato pronunciato. Arrossisci e guardi il cielo, pure rosso.
Quando Leonardo torna indietro, ha un sorriso appeso al volto. Mi dice di andare, che lei m'aspetta con le sue ancelle vicino ai tubi del garage, appena sotto il muro delle caccole. Il garage è un posto da grandi, "accompagnami, Leonardo". Percepisco che ha colto la codardia nel mio cuore, e ciò mi ferisce; ma è pur sempre l'amante di mia cugina - Lalessia - e non può certo rifiutarmi l'appoggio nel bisogno. A maggior ragione in quanto primo artefice di questo spinoso garbuglio amoroso. E così m'accompagna, seguito da uno stuolo di elfi, suoi adepti, attirati dall'occasione di un incontro con la razza delle femmine aldifuori del mondo del gioco. "Parlano con delle loro se stesse in miniatura di plastica!"; "Non odorano di tericcio!"; "Hanno un salvadanaio tra le gambe!". Queste ed altre portentose dicerie serpeggiano tra il clan, durante il tragitto di avvicinamento. Leonardo guida la truppa: in testa, spavaldo, testa alta, codino al vento. Io, ultimo, mi chiudo in meditabonde, malinconiche riflessioni. 
Giunta ai tubi, l'ambasciata si dimezza: metà scappa urlando e ridendo. L'altra metà guarda in basso, o impavida tira gonne e trecce, chiede notizie sulle microfemmine in plastica e delucidazioni sul salvadanaio. Nell'aria i bagnischiuma neutrorobertsbaby si mischiano all'alito di pastina dei puffi.
Sto per sgattaiolare via, non visto, quando Leonardo mi prende per un braccio e mi trascina davanti alla bimba bionda, che se ne sta mano nella mano con quella che sembra sua sorella più grande. Siamo uno di fronte all'altra e ci guardiamo i piedi. Lei ha le dita non-storte e dei sandaletti de fonseca rosa schocking. Rapprende e rilascia ritmicamente le dita in una danza ipnotica. 
Ci lasciano soli, seduti su un muretto puntellato di erbette. Mentre si allontana con Leonardo, sento la sorellona dire "in effetti è carino, ma mi sembra un po' scemo".
Rimaniamo dei mezzi minuti fermi immobili a strappare le erbette, senza guardarci negli occhi.
è il momento di esordire con una battuta: "i tuoi piedi sembrano delle meduse mollicce".
Alzo lo sguardo e vedo le sue guance appena pelose di cortisone diventare rosse come delle albicocche.


Poi si gira e mi guarda anche lei. I suoi occhi sono una serratura al buio.



Quello che è successo dopo non me lo ricordo. 
So che io di sicuro non sapevo parlare di baci, né tanto meno darli. Non so cosa volessi da lei. Di sicuro neanche lei sapeva cosa volere da me. Siamo stati spinti verso quel rendez vous clandestino da forze esterne, incontrollabili e a noi totalmente estranee. non ricordo se ci dicemmo qualcosa, quanto rimanemmo sul muretto a strappare licheni e chiocce pur di non doverci confrontare davvero con quella diversità imposta, con quell'altro figurato da altri. Chissà se ha il mio stesso sfumatissimo ricordo, la bambina col cerchietto: un ricordo complementare al mio; la memoria del primo momento in cui qualcuno si è aspettato da noi che agissimo l'uno verso l'altro secondo le regole dettate dalla percezione sociale della nostra appartenenza sessuale. 

Quando Leonardo e sua sorella tornarono a prenderci, ci salutammo, e seppi che il giorno dopo la sua famiglia sarebbe tornata alla città. Forse Milano, non ricordo. "Ci vediamo l'anno prossimo, magari" disse la sorellona biondo cenere; e le vidi svanire nella bocca di un condominio poco distante. Annuii, incerto al riguardo, e tirai una calcio a un sassolino: un anno, per un bambino, è qualcosa che rotola ben oltre l'orizzonte dello sguardo.



giovedì 30 maggio 2013

Apologia dell'immaturità

L'individuo adulto, maturo, formato, è un soggetto completamente adattato al suo ambiente, abile nell'utilizzo dei suoi strumenti. Essi finiscono per rassomigliargli e lui per rassomigliare a loro. Ma perché questa familiarità sia possibile, l'eccezionalità deve divenire consuetudine: il pericolo è che l'orizzonte chiuso di senso in cui si muove un tale individuo, non sia più penetrabile e accogliente nei confronti di un evento imprevedibile. In questa prospettiva di “serietà” l'imprevedibile, come rischio, è calcolato – e quindi minimizzato, ridotto ad errore trascurabile – oppure semplicemente rimosso, forcluso, tenuto aldisotto del livello di percezione e coscienza. Il perturbante – cioè quel sentimento di smarrimento del sé e del mondo causato dal riaffiorare alla coscienza di qualcosa che era familiare ma che è stato rimosso in quanto possibilità sfrondata in ragione della costruzione di una realtà e di una personalità più solida e coerente – trasforma sotto gli occhi angosciati del soggetto quell'arsenale di oggetti che erano propaggini della sua personalità, pronte a rispondere ai suoi ordini e desideri, in un esercito danzante dominato da forze demoniache e incontrollabili. Questo effetto poltergeist, questa trasformazione dell'inorganico in organico, questo ribellarsi dell'ambiente ai sensi, non è che l'immagine speculare e distorta di ciò che sta accadendo al soggetto; egli, da organico, è divenuto inorganico, poiché si è disperso e nascosto negli oggetti e nei luoghi che usa e abita, tanto da lasciarsi possedere da essi, i quali ormai lo abitano e lo usano, lo muovono come un burattino.
Per questa ragione, quando il cigno nero si manifesta, chi ha abbandonato del tutto la sua immaturità, vede il mondo sprofondare in un abisso.

mercoledì 29 maggio 2013

Nel buio

Ho mangiato la mia cena
e mangiato la mia cena
e l'HO MANGIATA proprio tutta;
Ho ascoltato la storia
di Cenerentola,
e di come andò al ballo;
Mi son lavato i denti,
e ho detto le preghiere,
e me li son lavati e le ho dette bene;
E tutti quanti son passati
e mi han baciato un sacco
e tutti quanti mi hanno detto “Buona-notte”.

Così – eccomi qua nel buio da solo,
non c'è niente né nessuno da vedere qua;
Io penso a me stesso,
Io gioco con me stesso,
e nessuno sa cosa dico a me stesso;
Eccomi qua nel buio da solo,
Cosa sta per accadere?
Posso pensare a quel che mi piace pensare,
posso giocare a quel che mi piace giocare,
posso ridere di quel che mi piace ridere,
Non c'è nessuno qui oltre a me.

Sto parlando a un coniglio...
sto parlando al sole...
io penso che sono cento -
io sono uno.
Sto sdraiato in una foresta...
sto sdraiato in una caverna...
sto parlando a un drago...
sono CORAGGIOSO.
Sto sdraiato sul mio fianco sinistro...
sto sdraiato sul mio destro...
giocherò un sacco domani...
.....................................
penserò un sacco domani...
.....................................
riderò...
.....
un sacco........
.....
domani........
(Ya-ahaha-awn!)

Buona-notte”.

(Libera traduzione assai di In the dark di A. A. Milne - si, proprio quello di Winnie the Pooh)


lunedì 27 maggio 2013

La mia ragazza è scappata con un bradipo

La mia ragazza è scappata 
con un bradipo
e io non ho fatto nulla 
per fermarla:
non ho pianto,
non ho mosso un dito,
non ho detto "bah" - 
anche perché
perché mai
avrei dovuto dirlo?

La mia ragazza è scappata
con un bradipo,
se n'è andata
due mesi fa
e non è ancora
dall'altra parte della strada.
Che mi sono chiesto:
"Ma com'è che in due mesi 
di attraversamento pedonale
alla moviola - neanche sulle strisce -,
com'è che 
non passa una fiesta
una multipla
un trattore
che li schiaccia a entrambi
sti due stronzi?"
Poi mi son risposto:
"Bah".

La mia ragazza è scappata 
con un bradipo:
se ne sta lì,
a un tiro di schioppo, 
con la mano negli artigli
dell'odioso piloso.
Ogni tanto limonano,
lentissimi.
A me viene il Cristo,
ma taccio:
scrivo solo
questa poesia
tristissima, futile;
una poesia di ripicca.
Quando l'avrò finita,
spero,
avranno svoltato l'angolo
e io potrò pensare ad altro,
abbandonare il marciapiede,
seguire un corso serale di yoga,
trovarmi una donna
che non abbia l'hobby
della zoofilia.

La mia ragazza è scappata
con un bradipo:
si allontanano verso il tramonto,
impercettibilmente,
come fosse il finale 
di un film di Chaplin
al ralenty.
Lui finge di sbadigliare
e le mette un arto 
intorno al collo.
Ci impiega quarantacinque minuti.
"Bah".

Una volta giunti
perfettamente 
al centro della via,
si spogliano piano
sotto un cielo immobile
viola ubriaco,
e finalmente
fan l'amore,
l-e-n-t-i-s-s-i-m-a-m-e-n-t-e.



venerdì 24 maggio 2013

L'unno e il burocrate (una piece in tre brevissimi atti sui mali della modernità)


Personaggi

- Un unno (U)
- Un burocrate (B1)
- Un altro burocrate (B2)

Atto I


B1: Salve.
U (mostrando il biglietto col numero 88): Buongiorno.
B1: Mi dica.
U: Sono qui per consegnare una domanda di squartam...
B1: Ah, no! la blocco subito, così non spreca fiato e tempo. Noi qui siamo l'ufficio "Saccheggi, Ferro & Fuoco". Gli squartamenti sono di competenza del sotto-dipartimento "Torture".
U: Veramente, scusi, ma sul sito era indicato questo indirizzo qua.
B1: Il sito non è aggiornato: il nostro informatico è in paternità e al suo posto c'è uno stagista incapace. Non appena sarà possibile correggeremo l'imprecisione.
U: Capisco. E dove si trova il sotto-dipartimento...
B1: Via Piero Ciampi 77, appena prima della rotonda con la statua equestre di Cristiano Malgioglio. Lei entra, prende la scala destra e sale al quinto piano. Poi segua le urla.
U: Urkukan! Ma è dall'altra parte della steppa!
B1 (si stringe nelle spalle e poi urla): Ottantanoveeeeeeeeeee.

Atto II

B2: Salve.
U (mostrando il biglietto col numero 125): Buongiorno.
B2: Mi dica.
U: Vorrei consegnare una domanda di squartamento burocrati.
B2: Piano, piano... capiamoci: lei intende una domanda di "squartamento burocrate" o una domanda di "strage burocrati"? Perché nel secondo caso, dovrebbe andare alla sezione "omicidi di massa" in via Danny DeVito...
U: No, no, mi scusi. "squartamento burocrate", singolare. Uno solo.
B2: Bene, ha i dati della vittima interessata?
U: No, no, non ho preferenze. Va bene anche lei. Anzi, si, si: facciamo proprio lei.
B2: Come preferisce. Allora ho bisogno dell'attestato di unnità...
U (porgendo un foglio): Ecco.
B2: Dell'autocertificazione di immoralità con marca da bollo da quattordici euro e sessantadue centesimi...
U (porgendo un foglio bollato): Questa qua.
B2: Del certificato medico che dimostra che lei è un bruto...
U (estraendo dalla cartellina l'ennesimo documento, con le dita sozzissime): et voilà!
B2 (sfogliando le pagine del certificato, con tono professionale): Per bacco, che colesterolo!...
U: Eh, si, sa: mangio solo carne secca e grasso di bisonte.
B2: Complimenti, che tenacia. E infine, mi servirebbe la dichiarazione d'irresponsabilità, dove denuncia anche lo strumento di morte che intende utilizzare per compiere l'efferato delitto.
U: Ah, quello non c'era tra la modulistica downloadabile dal sito.
B2: Ha ragione... è che la nostra informatica è in maternità e allora...
U: Si, si, capisco. Per caso è possibile averne una copia da compilare sul momento?
B2: Certamente! Gliela stampo subito.
*Silenzio. Rumore di stampante*
U (cercando di rompere l'imbarazzo e parlando molto forte, per sovrastare il rumore della vecchia stampante): Pare che ci sia il sole.
B2 (con tono neutro): Già.
U: Avrebbe preferito morire in un giorno piovoso?
B2: Mah, sa, cosa le devo dire: la morte quando arriva, arriva...
U: E... la pagano bene per...
B2: Per morire dice?
U: Mh.
B2 (con una smorfia disillusa): Bof! La stessa paga di ogni altro straordinario. Ecco qua il modulo.
U (sorridendo): Grazie!
*U Scrive, B2 ticchetta con la penna sulla scrivania e si guarda in giro*
U: Eccoci! Controlli un po'...
B2 (aggrottando la fronte): Ah...
U: Ah cosa? Che c'è ancora?
B2: No, è che qui vedo che lei come "strumento di morte" ha segnato "spada"
U: Esattamente, e quindi?
B2: E quindi è assolutamente necessario che lei mi fornisca il documento d'idoneità dell'arma, dove si attesta il fatto che ha superato la revisione annuale. 
U: Ma cosa sta dicendo? Che c'entra la revisione della spada?
B2: Vede, uno squartamento, giuridicamente parlando, è una "pratica che prevede la divisione del corpo della vittima in più parti". Nel momento in cui lei intende utilizzare questa pratica come metodo di assassinio, non è possibile - ripeto - non-è-pos-si-bi-le che la vittima muoia per altra causa, qual ad esempio una patologia contagiosa. E, vede, una spada arrugginita può veicolare il tetano con estrema facilità... Ecco, capisce ora che se nel momento dell'autopsia venisse fuori che ero malato di tetano, e che quindi la causa del decesso potrebbe non essere lo squartamento - come legalmente registrato su tutti i documenti - , sia io che lei potremmo trovarci nella difficile situazione di dover dimostrare di non aver testimoniato il falso davanti alla legge...
U: Ma questo è folle! Mi rifiuto di dover certificare la bontà della mia spada!
B2: Signore, non si alteri, è una procedura standard... mi fornisca il documento, da bravo. Se proprio non vuole, mi basta anche solo il numero di serie.
U: Robe da matti. Senta, il numero non lo so a memoria, e il documento l'ho lasciato sul cavallo... e poi ho una scorribanda alle 17, rischierei di far tardi.
B2: Bene, vada a prenderlo, qui è aperto fino alle 16. Vedrà che faremo in tempo!
U: Ma non dovrò mica rifare tutta la fila e riprendere il numerino?
B2: Beh, questo non dipende da me... deve chiedere agli altri utenti del servizio se cortesemente...
U: MA IO LA AMMAZZO!
B2: Suvvia, non faccia lo sciocco. Segua la procedura come ogni altro barbaro: prima compila i documenti, prima mi ammazza. Cosa succederebbe se tutti ammazzassero tutti senza documenti? Senza burocrazia questo mondo sprofonderebbe nel caos... Ceeentoveeentiseeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeei!

AttoIII

B2: Salve.
U: Buongiorno (mostrando il biglietto col numero 207).
B2: Mi dica.
U: Ecco il documento d'idoneità.
B2 (alzando lo sguardo dal monitor): Ah, è lei! Ecco, bravo.
*B2 segna il numero sul certificato e pinza assieme i documenti in un plico unico, U tamburella sul davanzale dello sportello*
B2: Ha visto che a far le cose bene ci si guadagna?
U: si, si, va bene. Ora siamo a posto?
B2: Assolutamente. Un ultimo particolare: dopo lo squartamento desidera dar fuoco al mio cadavere e a tutto l'ufficio?
U: Perché no... comporta qualche ulteriore complicazione?
B2: Direi di no. Mi metta solo una firma qui.
U (firmando, impaziente): Ecco. La benzina me la fornite voi?
B2: Certo: ho una tanica proprio qui nel cassetto. Vogliamo cominciare?
U (sguainando la spada): Non vedo l'ora!

Sipario.





lunedì 20 maggio 2013

Nocciola

La donna è un mistero
un granchio dai denti d'oro
un'isola di druidi incappucciati
un vessillo strappato e sgargiante
che garrisce al centro
di una rosa dei venti
discordante
un carnivoro morbido
un viscero nero
un cerchio mai chiuso
un centro inarrivabile
un siero giallo
di bile e mascarpone
un silenzio orchestrale
una corda di violino
in attesa di vibrare
la donna davvero
mi si lasci di dirlo
è un armonico
commento
di vuoti e di pieni
al tatto sgomento
un mare danzante
tra creste d'onda
rosa di carne
boa il tuo sguardo
nocciola
a cui m'appendo
altrimenti perso
nel flusso epifanico
del tuo accadermi addosso:
amarti mi rimane
è tutto ciò che posso.