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mercoledì 2 aprile 2014

Virulenta

Le parole sono virus:

viaggiano per via aerea,
influenzano,
intaccano i corpi,
si riproducono grazie ad essi,
dondolano sul filo 
dell'inorganico,
scimmiottano la vita,
muoiono in un colpo di tosse.
Vacciniamoci:
scriviamo.



mercoledì 29 maggio 2013

Nel buio

Ho mangiato la mia cena
e mangiato la mia cena
e l'HO MANGIATA proprio tutta;
Ho ascoltato la storia
di Cenerentola,
e di come andò al ballo;
Mi son lavato i denti,
e ho detto le preghiere,
e me li son lavati e le ho dette bene;
E tutti quanti son passati
e mi han baciato un sacco
e tutti quanti mi hanno detto “Buona-notte”.

Così – eccomi qua nel buio da solo,
non c'è niente né nessuno da vedere qua;
Io penso a me stesso,
Io gioco con me stesso,
e nessuno sa cosa dico a me stesso;
Eccomi qua nel buio da solo,
Cosa sta per accadere?
Posso pensare a quel che mi piace pensare,
posso giocare a quel che mi piace giocare,
posso ridere di quel che mi piace ridere,
Non c'è nessuno qui oltre a me.

Sto parlando a un coniglio...
sto parlando al sole...
io penso che sono cento -
io sono uno.
Sto sdraiato in una foresta...
sto sdraiato in una caverna...
sto parlando a un drago...
sono CORAGGIOSO.
Sto sdraiato sul mio fianco sinistro...
sto sdraiato sul mio destro...
giocherò un sacco domani...
.....................................
penserò un sacco domani...
.....................................
riderò...
.....
un sacco........
.....
domani........
(Ya-ahaha-awn!)

Buona-notte”.

(Libera traduzione assai di In the dark di A. A. Milne - si, proprio quello di Winnie the Pooh)


mercoledì 13 marzo 2013

Ordine e Chaos

Pirandello è nato ad Agrigento. 
O Akragas. O Agrigentum. O Kerkent. O Girgenti, come la chiamavano i normanni e poi anche la maggior parte di quelli che ci abitavano. 
Almeno finché nel '29 Mussolini ha deciso che no, ha deciso che la si chiama tutti - normanni e non - come la chiamavano i romani. 
E allora Agrigento. Va bene. 
Pirandello è nato ad Agrigento.
"Difficile capire un Paese" disse Enzo Biagi "dove la stessa cosa è chiamata al Nord uccello e al Sud pesce". Difficile anche governarlo. A meno che non si voglia usare il manganello; che quello, per farsi capire, si fa capire in tutte le lingue. 
E Pirandello, in effetti, piegò la sua penna di fronte agli argomenti del bastone. Ebbe la sua tessera nel '24. 
Un accattone? Un anti-comunista? Un ignavo? Un patriota? 
Sì, sì, sì, sì.
E' vero che stracciò la sua tessera nel '27, davanti agli occhi allibiti del Segretario Nazionale?
E' vero che nel '35 rispose alla richiesta di "oro per la patria" indetta dal regime fascista donando il suo Premio Nobel?
E' vero che firmò il manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile?
E' vero che la critica fascista non fu mai morbida nei confronti delle sue opere e che finì nelle liste dell'OVRA, la polizia segreta del regime?
Sì, sì, sì e sì.
Così è, se vi pare.
Pirandello è nato ad Agrigento.
Un nome solo per tentare d'arginare il caos di centomila, per ancorare un'illusoria immagine mentale ad una cosa. Volontà e ordine fusi come in una formula magica; una nenia ripetitiva, ipnotica, pronunciata senza sosta per plasmare gli usi linguistici - e quindi il mondo - dell'ipotetica tribù italica.
La macchina della propaganda è la moderna serializzazione della facoltà mitopoietica antica. Pistoni e tapis-roulant contro mani sporche d'argilla e torchio.
Una bugia ripetuta dieci, cento, mille volte, diventa la verità.
Un popolo è popolo anche e soprattutto perché tutti i suoi membri chiamano la stessa cosa nella stessa maniera.
Ma Pirandello sa - e lo dice, parlando di humour inglese e lingua italiana- che "il fatto che non ci sia la parola, non significa che non ci sia la cosa". 
E, con un ribaltamento umoristico, il fatto che ci sia una parola non implica che essa significhi la stessa cosa per tutti.
Infatti Pirandello non è nato ad Agrigento. Questa è una bugia, raccontata mille volte.
Pirandello è nato a Girgenti "sotto un gran pino solitario in una campagna d’ulivi saraceni affacciata agli orli d’un altopiano d’argille azzurre sul mare africano". E quel luogo irto e selvaggio, fuori dal recinto umano della città, gli autoctoni lo chiamavano Cavusu. 
Cavusu. Cioè Caos. Cioè l'abisso, la voragine, il vuoto prima di ogni mito, prima di ogni racconto, prima di ogni parola. L'infondato da cui si ergono, e vengono sequenzialmente evirati, i ripetuti tentativi d'ordine, di forma, di senso, in cui la vita stessa cerca di sclerotizzarsi.
Ritmo, pulsazione, alternanza, oscillamento: gesti che disegnano lo spazio e il tempo in cui poter attuare gesti che disegnano lo spazio e il tempo in cui poter attuare gesti... 
Vita e teatro. Il fatto che sian due parole diverse, non significa che siano due cose diverse.
Pirandello è morto a Girgenti. 
Un carro misero e disadorno - secondo quanto scritto di suo pugno, per fissare le sue ultime vive volontà - l'ha ricondotto, biutto, nella bocca del fuoco.
Cremato. Un vaso a contenere il resto di cenere dello sparagmos, di modo che il suo corpo, consumato dalle parole, tornasse al Caos muto da cui era nato.



lunedì 4 febbraio 2013

La parola alla parola

I vostri corpi
mi fanno schifo.
Sudano e ruttano.
Sono geroglifici profani,
servi inadempienti
mutilati
offesi
umiliati
da noialtre,
annoiate,
agili fruste
vestite di nero,
gatte a nove code.
Perché non siete
come noi?
Perché vi ostinate
a strabordare dai vestiti
a dondolare sulle sedie
a scricchiolare nella notte?
Perché,
stupidi corpi goffi
pesanti di peli
e polpa rosa
pompelmosa,
perché i vostri arti
non s'irrigidiscono
in stanghe nette
congruenti,
perché le vostre pance
non si svuotano
bianche,
perché le vostre appendici
non svolazzano
- graziate -
sul filo delle venature
del reale?
Ripetetevi!
Patetici storpi infelici,
ripetetevi
per pagine
e pagine,
mai identiche
stecche imperfette
tracciate da mani incerte,
inette.