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sabato 11 aprile 2015

Nobili mobili

Una sedia cade:
Il Marchese de Sade
La guarda cadere,
E prova piacere.

Si sente poi "Toc!"
È il conte Masoch
Che con il malleolo
Centra uno spigolo;
"Oh, mi spiace, non v'ho veduto!"
Si scusa il tavolo, preoccupato,
Ma quello è già caduto
Perdutamente innamorato.

giovedì 20 dicembre 2012

I tre penduti

Se potessi 
pupperei
le tue papille,
papperei
le tue pupille,
palla di pelle
di pollastrella;
ma non posso
e solo spilucco
piccoli pelucchi
che acchiappo,
pacato,
su capi di vestiario
comprati
al mercato.
Più ci piaci
se ci baci,
almeno taci
se vai in bici,
poi mi dici:
"c'hai cimici
più dei mici"
perciò quindi
tu mi schifi
e mi appendi
dentro i libri.
Due ciociare
senza denti
c'han dettato
venti canti
d'Alighiero
tal Durante
conosciuto 
in vita, morte 
e pure natural durante
come - certo! -
 Alighieri Dante.
Pare invece
che l'altro ieri,
mentre Ciccio
cacciava sparvieri,
han cantato
i suoi levrieri
sessanta sonetti
di Cecco Angiolieri.
Per finire
viene un villano
che farfuglia
coi suoi carillon
vividi e franchi
componimenti
di sua viltà
Francois Villon.


giovedì 25 ottobre 2012

Non vale rispondere "merda"

Che cos'è
questa roba
che cos'è?

Una danza delle sfere,
una via lattea da bere,
un coro di pirati,
un'ode ai fuochi alati,
un tailleur in carriera,
una fiera
col calcinculo
e tutto il resto,
delle birre
fresche nel ruscello,
un budello
in un bordello
in un budello
di Parigi,
Re Luigi
e sette cani
che mordicchiano la luna,
una zebra
portafortuna
e una Nuer
a seno nudo.

Che cos'è
questa roba
che cos'è?

Una partita
a poker
coi dadi
tra sette evasi
senza nasi,
che annusano
gerani
senza vasi.

Che cos'è
questa roba
che cos'è?
Da dove salta
infuori?
Chi la spinge
a risalire
la laringe?
Chi ne ha
un qualche frutto?
Un fiore,
una bara,
un lutto,
un riflusso
gastrico
del terreno:
morti vomitati
sulla spiaggia
del Reno:
seicento,
meno un mento
che galleggia
sotto un ponte
e confonde
pescatori di frodo,
lucci gialli in brodo.

Ma da dove
viene fuori
questa puzza
di pensieri
andati a male,
questo fiore
senza notte,
questa botte
ubriaca
piena di mogli?

Che cos'è
questa roba
che accompagna
- salsa rubra -
i miei rognoni,
le mie trippe,
i miei polmoni
e i tuoi bla-bla
di Santippe?

Dove cresce
st'alberello
di sardine
senza spine
che boccheggiano
d'azoto:
nel guaito
d'un coyote?
Tra le piume
di Quetzalcoatl?

Sementa
assai bislacca,
certo ammacca
il common sense;
desinar
che non si trova
nei menù
delle common mense.

È una presa
di carbonio,
una resa
del soggetto,
un'attesa
senza aspetto,
il prefetto
più perfetto,
un negletto
cherubino
della langue,
della tongue,
della glotta…
la luce
sulle nuche
della gente
nella grotta.

Che cos'è?
Che cos'è?
Questa roba
che cos'è?

Rispondete,
per favore,
a questo povero
strumento,
al lamento
d'una tazza
paonazza
che trabocca
di the.



venerdì 5 ottobre 2012

Falena Bianca


Bianca falena
farfalla di notte
cuci le ombre
che Luna ha rotte

curami il cuore
mentre m’addormento
placa falena
il mio dolce tormento

curami il cuore
e danzami intorno
finché non torna
la luce del giorno.

Cara falena
scandisci i rintocchi
battito a battito
chiudimi gl’occhi

chiudimi gl’occhi
falena bianca
fa che nessuno
dei due più pianga

donami un sogno
falena bella,
fa che dal sonno
germogli una stella.



giovedì 4 ottobre 2012

Apologia della filastrocca

Le filastrocche sono cose per bambini. 
Le filastrocche non sono cose serie. 
Le filastrocche sono, quando va bene, innocue idiozie.
Il fatto che il pensiero adulto tenda a considerare "infantile" questo genere bislacco, ha avuto un doppio effetto - positivo e negativo - sul suo destino. Da una parte la veste di "divertimento per bimbi" ha impedito alla filastrocca di entrare nel gran salone da ballo dove ha luogo la solenne cerimonia della critica letteraria - negandole così, tranne in sporadici casi, l'attenzione e l'analisi meticolosa che si meriterebbe -, d'altro canto è proprio in virtù di questa sorte che la nostra Cenerentola ha potuto mantenere il suo ruolo border-line e agire nella nostra cultura, per così dire, indisturbatamente e in incognito.

La parola adulta è alito modulato, suono e aria, flatus vocis racchiuso in un palloncino di gomma che tenderebbe a galleggiare in aria. Ma essa non sale libera, ancorata com'è al suolo dal peso delle cose a cui è legata. La referenzialità e la tendenza a sostanzializzare, tipica del linguaggio pragmatico in cui siamo - fortunatamente - immersi quotidianamente, inibisce il gioco spontaneo di suoni e immagini evocate dalla danza delle parole galleggianti nell'etere. In questo tipo di costruzione poetica, invece, suono e immagine sono saldate in una relazione così stretta da non lasciare neanche una fessura dove infilare il gettone del senso: una slot-machine gratuita in cui ogni tiro crea una combinazione vincente - o, mal che vada, nulla. 
La filastrocca è precisamente il tentativo - adulto e consapevole, o del tutto imprevisto - di recuperare un uso non-funzionale della parola, in cui il significato è eliso, letteralmente escluso dal gioco. 
Qualcuno potrebbe dire - non del tutto a torto - che anche un uso della parola di questo tipo è funzionale - altrimenti non sarebbe un uso -, e precisamente il suo scopo è il divertimento.
Ora, lungi da me negare che si possa trarre divertimento dal recitare, scrivere o semplicemente ascoltare filastrocche; ciò che contesto non è il fatto che il divertimento sia un elemento molto importante - e assolutamente sufficiente - nell'esperienza di fruizione o produzione della filastrocca: si può benissimo "filastroccare" per il semplice piacere di farlo. Ciò che non condivido è l'idea che essa sia solo, e necessariamente, un divertissement.


Voglio proporvi un paragone a prima vista bizzarro per tentare di chiarire ciò che intendo dire.

Immaginatevi di essere invitati da alcuni amici a fare una partita a poker.
Il poker, come ogni gioco di carte, è perlopiù considerato uno svago, un modo per passare il tempo libero in modo ludico con altre persone; divertendosi, appunto.
Tuttavia - specie se ci sono dei soldi veri nel piatto - difficilmente troverete facce distese e rilassate attorno al tavolo verde - a meno che non si tratti di veri professionisti, ma anche in tal caso, c'è da scommetterci, sebbene all'apparenza siano pienamente a loro agio, è ben difficile che si stiano realmente divertendo.
Dubbio, delusione, ansia, tensione - quando non vera e propria ira - sono il corredo emotivo standard di tali sedute. E, certo, a volte c'è spazio anche per una bella dose di soddisfazione, gioia e - in definitiva - autentico divertimento - specie quando si imbrocca la serata fortunata. Ma cosa c'entra ciò con il nostro discorso? 
Ebbene, se il poker - e avrei potuto fare molti altri esempi - è un modo di giocare con le carte, la filastrocca è un modo di giocare (con) le parole. E "giocare" non è sinonimo di "divertirsi". Il gioco può essere una cosa molto seria, destabilizzante, rischiosa o addirittura pericolosa. Quando ci allontaniamo dal sentiero battuto del senso comune e condiviso, non sappiamo in cosa potremmo incappare...

Ecco che dinanzi ai nostri occhi si distende uno spazio potenziale, infinito e ottativo, che brulica di immagini buffe, ritmi gioiosi, magnifiche alternative alla realtà "indicativa", ma anche di suoni indecifrabili, inquietanti, dissonanze folli, cul-de-sac e incubi grotteschi. 
Là, nel buio oltre le coperte, sopra al comodino, tre paia di rapaci occhi traslucidi, ci fissano senza essere visti.