Visualizzazione post con etichetta decervellamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta decervellamento. Mostra tutti i post

lunedì 14 aprile 2014

Tra le cose mie favorite

Tra le cose 
mie favorite,
spicca il fermarmi
al passaggio di livello
aspettando
- ben aperto
il finestrino 
della mente -
l'arrivo 
con passo gigante
del convoglio
d'ottone pulsante.
C'è prima 
come un fremere
di pioggia
di bacchette,
poscia bassi odori
d'asfalti sudati
frammisti
a frusciar di piatti
affumicati
e imprevedibili tuoni
di ciarlatani
charlestoni.
Ecchinfine
annunciato 
da fughe di code
di tasti dolenti
pestati da diti
di stolti sapienti,
appare 
-al contempo 
fonocometa ilare
e mesto arcivescovo -
Giovanni Trenofresco:
locomotivo di respiro
e tasti pistoni,
incantatore di pitoni,
dipana spiriti
e demoni ctoni.

Ed è 
come Efesto
infiammato
dal mantice
di Elio,
ladro ermetico
d'aliti morti,
succhiatore di flegma
e di pneuma:
ricompone
sotto al timpano
del tempio cranico
la pulsazione
del diaframma cosmico.

Il tempo
d'un inchino profondo
al punto
da rovesciare il cerebro
oltre il bordo
dello scheletro,
ed ecco,
il silenzio
- uccello pigro -
s'impadronisce
della corrente:
tutto svanisce,
la realtà riemerge
prepotente.





mercoledì 6 novembre 2013

potpourri pourparler

Una papera si lava i denti,
poi si ferma, 
chiude lentamente il lavandino
a chiave
e si guarda allo specchio:
nello specchio c'è il mare
di notte
- una gondola
al posto della luna.
Lontano,
il rumore di una bolla 
di saliva
che esplode
nello spazio tra gl'incisivi
dell'equatore
sveglia i gatti
dai loro letti
a una piazza e mezza:
sui tetti,
in calore,
miagola il loro padrone.
Rumore di ferraglia.
Immagini confuse:
quello sembra un piede,

ma non ne sono certo.
Assi da stiro
in coda
sulla Genova-Alessandria.
Si prevedono precipitazioni
nel box doccia.
La gondola cade
e si spezza
in sillabe
sparse:
do
la
gon
galleggiano in mare
alla deriva.
Tre istrici applaudono.
Cala il sipario.
Le teste rotolano.
La papera muore
su di un tappeto 
di succo d'arancia.



venerdì 12 aprile 2013

Donkey Monk


Thelonious
piri-chi-cchietta tasti
bianchi guasti avori denti
marce-scienti
mugola brugola e scampanella
sbagli-
a capo
succhia flussi eterei giocando
a nasco-mb-dino col -mbmbmb- contra-mb-basso
saltella sul sax, 
rodea, 
phonomachieggia, 
appeso all'ottone con l'unghie lunghe d'oro e ricurve, conturba la tuba, la doma e noncadenoncedenontace procede 
finché poi soggiace
...





...
pik
...








































...
pin-piripen-pik
...

















...
appena "pi"
...






































...
pek
...


e poi gonke-gonke-gonke-
morde e riprende
s'avvolge alle bachette
ride dietro al battere
barabalbet-ta e sgocciola
            s
                 a
                l
                    i
             v

      a 
tra piatto e piatto,
trova sempre fessure
nel t/e/m/p/o distratto.
Sgrammaticare
negro
e contorto:
Tataratam-tamtam!
L'idiozia è una disciplina
la catatonia una tecnica
l'errore una matematica
il rumore una cattedra
con la coda e le zanne
che castra e devasta,
sparagma e strazia
chi non sa distrarsi
chi non s'astrarsi
chi non sa estrarsi
-coniglio!-
dall'emisfero destro
in cerca di catarsi.




giovedì 3 gennaio 2013

Scorpacciarsi

Incredibile - nevvero? -
che i denti se ne stiano
proprio tutti quanti
piantati dritti in bocca,
che le unghie dondolino
sulle punte delle dita,
che le palpebre s'aprano
dove i bulbi sbocciano,
che i capelli cadano
dove i piedi passano,
che i ginocchi scricchiolino
le bili alambicchino
i nei si spostino
e i cuori soffino.
Le mani prestidigitano:
fanno riapparire in aria
pensieri che si erano 
nascosti nella testa,
i menti doppiano
i lamenti di colli taurini,
edere le barbe crescono
sulle facciate della gente,
i nasi indicano
quasi sempre
maleducatamente,
le ciglia si buttano
con desideri appesi al collo,
le orecchie son mestoli
per il brodo di pollo,
i peni sbucano
curiosi dalle mutande,
i culi fischiettando
fan finta di niente.
Il corpo è un bel mistero
un metro surreale
un grumo senza il quale
non saremmo che pensiero,
e forse a ben pensarci
non saremmo neanche quello:
chiedi un po' al tuo cervello.



mercoledì 21 novembre 2012

Faccia-maschera-di-sorriso


Faccia-maschera-di-sorriso
è quando piace
e intorno-grigio.
Faccia-maschera-di-sorriso
ha suono
che fa tira faccia-di-me
e fa ha suono me
e fa diventa faccia-di-me maschera-di-sorriso
e me piace
me è uguale
me è noi.
Quando non piace
buco-di-entra-di-me
fa “Ah!”
e Faccia-maschera-di-sorriso
diventa dentro intorno-grigio
e adesso piace.
Quando è intorno-buio
e non piace
e fa “Ah!”
e ri-fa “Ah!”
e ri-fa “Ah!”
allora no diventa
Faccia-maschera-di-sorriso.
Allora diventa Faccia-maschera-di-morte.
Faccia-maschera-di-morte
ha suono non piace
ha suono che fa ha me acqua calda di sotto.
Allora buco-di-entra-di-me
diventa no-“Ah!”.
Quando Faccia-maschera-di-morte
ri-entra in intorno-buio
e solo me è in intorno-buio
faccia-di-me diventa maschera-di-morte
ma me no è uguale
me no è noi.
Così me fa inganno a Faccia-maschera-di-morte
e acqua calda di sotto
diventa fredda
e intorno-buio
diventa dentro finestre di faccia-di-me
e me no più no piace
e me diventa no-più-me.

In tempo-di-palla-gialla-di-su
Faccia-maschera-di-sorriso
trans-porta me
in intorno-gioco.
Me piace intorno-gioco.
In intorno-gioco
diventa sempre con giochi.
Questo nuovo tempo-di-palla-gialla-di-su
Faccia-maschera-di-sorriso
fa guarda me
nuovo gioco.
Nuovo gioco
è non uguale
è come acqua fredda dura
è quattro-lato
è pieno di giallo-caldo di palla-gialla-di-su.
Quando me guarda nuovo gioco
me trova in nuovo gioco
pieno di faccia-di-me
e trova che faccia-di-me
è faccia-maschera-di-pelo-di-me
no liscia
come Faccia-maschera-di-sorriso.
Me no piace.
Me fa suono
“Ih!”
e Faccia-maschera-di-sorriso
diventa Faccia-maschera-di-morte-che-inganna
e ha suono che inganna
“Ah-ah-ah-ah!”.
Me no piace.
Allora me strappa pelo
di faccia-maschera-di-pelo-di-me
così me è uguale Faccia-maschera-di-sorriso
così me è noi.
Me sente acqua-calda-di-dentro
che scende su faccia-di-me.
Allora me ha suono
“Ih!”
“Ih!”
“Ih!”
e me diventa quasi-no-più-me.
Allora me strappa
finestre di faccia-di-me
me strappa via
finestre di faccia-di-me
e intorno-gioco
diventa intorno-buio
dentro di me
e me diventa no-più-me.



giovedì 15 novembre 2012

Le vecchine gentili delle erboristerie.


Quando entri imbarazzato in un'erboristeria, è molto probabile che ad accoglierti ci sia una vecchia fricchettona. 
Stai attento. 
Se cerchi dell'olio profumato per massaggi, è ancora più probabile che la vecchia si scosti i capelli grigi da davanti agli occhi e ti dica che lei è la meglio esperta che proprio fa un olio che lo essuda lei da una piaga che gli ha guarito Gesù Cristo in persona accompagnato da dodici apostoli tutti con la faccia di Jodorowsky (qualcuno un po' più grasso, qualcuno un po' più magro, qualcuno un po' più donna. Così, per differenziarsi) e che si riapre solo una volta all'anno in concomitanza col miracolo di San Gennaro (la piaga, non Gesù) e costa cinque euro (l'olio, non Jodorowsky) .
E allora tu ti fidi, le dici che: “è perfetto, va bene, bon” e pensi che: "culo, l'ho scampata, è stata discreta" e sei già lì col portafogli in mano quando lei comincia a chiederti se è un regalo, a cosa ti serve e perché, che essenze deve aggiungerci e a quali sei allergico, se è per un massaggio ayurvedico, tonificante, omogeneizzante o agiulfico smirnico tantrico, se ci vuoi le essenze all'arancio amaro - che costa un po' di più - oppure a quello dolce - che costa un po' di meno -. Poi ti guarda un po' stranita, getta gli I-chin della Pimpa e si risponde a metà delle domande da sola - all'altra metà delle domande risponde Jodorowsky, che è comparso col suo corpo astrale nel retrobottega -, poi s'inginocchia su un tappeto verso est e intona un salmo a Buddha Pluvio; squarta un agnello e legge i fondi del fegato dei tarocchi, consulta il manuale degli aruspici democratici di sinistra e ti dice che il tuo terzo chakra è otturato da una puleggia di pelle di pollo e se vuoi conosce un idraulico di Ancona che è transessuale e fa i massaggi shiatsu coi piedi e il pene e te lo può sbloccare, sempre se non sei legato ai Rosacroce che dicono di avere il Graal e in realtà non ce l'hanno, quindi scatenano un turbine di negatività che tappa tre terre e fa perdere il turno alla tua creatura permettendo a Goethe di annientarti col suo 6/6 travolgere.
A quel punto le dici: "si", lasci una caparra di 800 rubli e 1002 rubli, due capre, un maglione della zia Ada, tre nani da giardino con la faccia di Nino Bixio, Zauri e Bin Laden, un calendario pornosoft di Giorgio Mastrota e otto celti, poi fili via promettendo di tornare il giorno dopo.
Rosso in volto, per le strade di Torino, scivoli via incastrando l'asfalto tra sinistri Capossela e pensando che ti è passata qualsiasi voglia di scopare.


giovedì 25 ottobre 2012

Non vale rispondere "merda"

Che cos'è
questa roba
che cos'è?

Una danza delle sfere,
una via lattea da bere,
un coro di pirati,
un'ode ai fuochi alati,
un tailleur in carriera,
una fiera
col calcinculo
e tutto il resto,
delle birre
fresche nel ruscello,
un budello
in un bordello
in un budello
di Parigi,
Re Luigi
e sette cani
che mordicchiano la luna,
una zebra
portafortuna
e una Nuer
a seno nudo.

Che cos'è
questa roba
che cos'è?

Una partita
a poker
coi dadi
tra sette evasi
senza nasi,
che annusano
gerani
senza vasi.

Che cos'è
questa roba
che cos'è?
Da dove salta
infuori?
Chi la spinge
a risalire
la laringe?
Chi ne ha
un qualche frutto?
Un fiore,
una bara,
un lutto,
un riflusso
gastrico
del terreno:
morti vomitati
sulla spiaggia
del Reno:
seicento,
meno un mento
che galleggia
sotto un ponte
e confonde
pescatori di frodo,
lucci gialli in brodo.

Ma da dove
viene fuori
questa puzza
di pensieri
andati a male,
questo fiore
senza notte,
questa botte
ubriaca
piena di mogli?

Che cos'è
questa roba
che accompagna
- salsa rubra -
i miei rognoni,
le mie trippe,
i miei polmoni
e i tuoi bla-bla
di Santippe?

Dove cresce
st'alberello
di sardine
senza spine
che boccheggiano
d'azoto:
nel guaito
d'un coyote?
Tra le piume
di Quetzalcoatl?

Sementa
assai bislacca,
certo ammacca
il common sense;
desinar
che non si trova
nei menù
delle common mense.

È una presa
di carbonio,
una resa
del soggetto,
un'attesa
senza aspetto,
il prefetto
più perfetto,
un negletto
cherubino
della langue,
della tongue,
della glotta…
la luce
sulle nuche
della gente
nella grotta.

Che cos'è?
Che cos'è?
Questa roba
che cos'è?

Rispondete,
per favore,
a questo povero
strumento,
al lamento
d'una tazza
paonazza
che trabocca
di the.