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lunedì 16 dicembre 2013

La macchia nel parco

Sulla strada che porta al parco
c'è una macchia d'olio
che sembra un brontosauro.
O un diplodoco.
Nel suo regno bidimensionale
tutto funziona diverso
non saprei dire
se bene o male
o peggio.
Fatto sta
che lui non sa
di essere estinto,
perciò barrisce
dal cemento
ad ogni suola
di bambino
che lo calpesta,
ad ogni lombrico
che lo attraversa
- s'è messo in testa
di essere il re
della foresta.
Ma quando il sole
dà il bacio della notte
sulle fronde
delle betulle,
le mamme spingono via
i passeggini, 
le badanti russe
le carrozzine,
e l'erba del parco
- non vista -
cresce
nel silenzio 
ultra-normale
dello spazio
tridimensionale...
Allora il brontosauro
d'olio di motore
diventa l'ombra autentica
di una paura solida
che sopravvive nel cuore
più umido e nero
del parco buio,
appena aldilà
delle sirene delle ambulanze
e dei neon delle pizzerie.
E barrisce ai bambini
sprofondati nei piumoni
dalla sua jungla giurassica
di rametti spezzati
e mozziconi calpestati.


venerdì 12 aprile 2013

Faremo gli occhiali così


Questa storia - come tante altre - comincia intorno al fuoco.
È il III millenio a.C. sulle coste della Fenicia. Marinai dormono sulla spiaggia. 
Quasi l'alba. Le braci sono spente. Fa freddo. 
Così freddo che uno si sveglia, sbadiglia e guarda ciò che resta del falò: cenere nella sabbia. Poi si stropiccia gli occhi e nota che c'è qualcosa tra la fuliggine che riflette i primi raggi del sole nascente. S'avvicina, curioso. Un solido amorfo e vischioso, simile a ghiaccio sporco, scintilla magico alla luce del giorno.
Tecnicamente parlando - per i chimici - è ossido di silicio solidificatosi senza cristallizzazione.
I fenici non lo sapevano. Ma sapevano navigare in tutto il mediterraneo. E vendere. E lo diffusero.
I greci non lo sapevano. Ma sapevano osservare la Natura e desumere leggi. E ci costruirono lenti per concentrare i raggi solari e appiccare il fuoco.
I romani non lo sapevano. Ma sapevano godere degli spettacoli pubblici. E lo usarono per osservare meglio dagli spalti gli scontri tra gladiatori.
I barbari non lo sapevano. Ma sapevano essere tipi pratici. E ne migliorarono la tecnica di produzione.
Gli arabi non lo sapevano. Ma sapevano conservare gli scritti antichi e rifletterci sopra. E rinnovarono l'ottica geometrica.
I veneziani non lo sapevano. Ma avevano un impero commerciale e ottimi bottegai. E lo usarono per costruire occhiali da esportare in tutto il mondo.
Gli olandesi non lo sapevano. Ma erano bravissimi artigiani. E ci costruirono lenti sempre più piccole e precise.
Galileo non lo sapeva. Ma era un genio. E ci costruì il cannocchiale.
(Per alcuni questo è l'inizio della scienza moderna. Il cosmo? Uno spazio infinito. La Terra? Un granello di sabbia. L'uomo? Una scimmia glabra. Anzi - che dico - un acaro, una bestiolina nuda e abbandonata in un universo senza bordi e frutto del caso. Non il prodotto più alto della creazione. Forse neanche l'unico animale intelligente. Forse esistono infiniti mondi. Forse esistono esseri più evoluti. Forse ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne possa pensare la filosofia. Forse...)
Anche Robert Hooke e Antony Van Leeuwenhoek non lo sapevano. Ma erano geniali dilettanti. E ci costruirono il microscopio, perfezionando gli strumenti di alcuni artigiani olandesi.
(Per alcuni questo è un momento di svolta per le scienze della vita e la chimica. L'uomo? Un'agglomerato di minuscoli “animaletti”. Un grannello di sabbia? Un pianeta. Un centimetro quadro? Uno spazio infinito. Non esiste più nulla che non valga la pena di osservare. Forse la ruggine è una foresta. Forse un pezzo di sughero è un monastero. Forse una goccia d'acqua è popolata come un oceano del Precambiano. Forse in ogni cosa si celano mondi popolati da forme di vita sconosciute, o il segreto della vita stessa. Forse...).
L'uomo oggi - grazie al vetro - ha potuto vedere che il vetro è ossido di silicio solidificatosi senza cristallizzazione.
In compenso, non sa più vedere molte altre cose.



giovedì 6 dicembre 2012

Sentiero moderno

Quando l'essere umano
si accorse
di essere umano
già stava camminando.
Si girò di scatto
e pensò:
"Ehi! Chi cazzo 
ha pensato?".
Poi, continuando a camminare,
s'accorse che il pensiero
lo seguiva
come un cane di grossa taglia,
che finché sta un poco avanti,
finché sta un poco indietro,
va tutto bene
e fa pure compagnia;
se invece ti sta al passo
e ti s'infila fra le gambe
- indisponente bastardo -
inciampi e non riesci
più a fare niente,
né camminare
né pensare
correttamente.
"Sta a vedere", pensò l'uomo,
"che questa cosa,
questo pensare,
è un effetto collaterale
del mio camminare".
Ad aver fede
nei peripatetici
forse
si.

Sia come non sia
pensando e camminando
camminando e pensando
pensando e pensando
camminando e camminando
per secoli e millenni
l'essere umano
s'è lasciato dietro
ruscelli
menhir
piramidi
Hammurabi
aratri
geroglifici
navi
rune
trappole
cavalli
felci
falci
alci
tralicci
polis
pergamene
cetre
biglie di vetro
pantaloni
coloni
armature
torri
filtri d'amore
radar
cassapanche
aiuole
cannocchiali
idee socialdemocratiche
reggiseni
conchiglie
libero mercato
laser
orologi
pentole
seggiole
pastelli a cera
dvd
twitter
liposuzione
piercing
e sbiancamento anale.
Ma la cosa che l'uomo mai
potrà lasciarsi dietro,
l'invenzione di sempre,
quella che proprio BAM!
è il sentiero moderno.
Qui volevo arrivare.
Il sentiero moderno,
o tapis roulant,
è il punto più alto
dell'umanità intiera,
dell'umanità in Terra.

E adesso vi spiego il perché.

Innanziprimo ha un nome
che ricorda vagamente
il "tapiro rullante",
il quale qualificasi quale animale
che ho appena inventato
- mammifero perissodattilo
del genere Tapirus
amante delle marcette militari
non meno che dei teneri germogli -.

Secondopoi il sentiero moderno
- come abbiam visto - è frutto
del creativo pensiero umano
il quale - come abbiam visto pure -
si crea dal camminare:
dunque l'usufruitore di tapis roulant
si trova nella gravida 
e invidiabilissima situazione
di essere su un macchinario
pensato per camminare
camminando sul quale
non si può finire che a pensare.
E a cosa pensa un uomo
che cammina su un simile gioiello
pensato per camminare
dal pensiero nato camminando?

Ebbene,
le ipotesi son molte,
ma quella che più mi convince
è detta familiarmente
"La teoria del Tapiro di Möbius".
Prima di essa,
a metà degli anni '60, 
un team di ricercatori ungheresi
propose questo 
esperimento mentale:
prendete un uomo che disponga
di energie infinite
e posizionatelo - camminante -
su un tapis roulant
ubicato nel vuoto assoluto;
in tali condizioni
egli non potrebbe fare a meno
di ripercorrere l'intero sentiero
evolutivo e culturale 
dell'homo sapiens
avvicinandosi asintoticamente 
al momento della creazione 
del marchingegno aerobico
sul quale sta deambulando.
Ma fu solo nel decennio scorso
che prese piede 
una più brillante soluzione
del rompicapo 
a partire dalle medesime premesse:
La teoria del Tapiro di Möbius,
appunto.
Essa afferma che
quell'uomo che cammina
sul tapis roulant
non può pensare
che a un uomo del tutto identico a lui
ma capovolto
che cammina su un tapis roulant
pensandolo.